La gara di velocità

Mag 23, 2022 | storie | 0 commenti

Quanto è importante la perseveranza negli investimenti? Quanto può essere rilevante saper distribuire le proprie risorse su un orizzonte temporale medio-lungo? Quanto può risultare decisivo il tuo comportamento nei momenti di difficoltà? Per rispondere a queste domande ti racconto la storia di Marco e Luca, due ragazzini totalmente diversi che il destino, un giorno, ha fatto incontrare in una competizione sportiva.

Marco e Luca: due mondi opposti

A Marco piaceva ascoltare il rumore della pioggia battente. Soprattutto nelle prime ore del mattino, prima di alzarsi e prepararsi per andare a scuola. Sin da piccolo il ticchettio dell’acqua piovana contro le persiane gli trasmetteva un insolito senso di pace e di serenità. Luca, al contrario, detestava il maltempo. L’estate era la sua stagione preferita. La “bella stagione” rappresentava per lui un risveglio sensazionale dal grigiore di un profondo e lungo letargo.

Estate per Luca significava mare, discoteca e soprattutto ragazze. Tante ragazze. Non era particolarmente bello, eppure piaceva molto a quasi tutte le compagne del liceo, e non solo. Evidentemente a renderlo bello non erano i suoi lunghi capelli neri accuratamente “gellati” e rivolti all’indietro, e nemmeno i suoi occhi dai tratti orientali. A rendere bello Luca era la sua convinzione d’esser bello. Luca era un campione d’autostima! Marco invece no. Era introverso, taciturno, un po’ nerd. Frequentava i pub irlandesi e l’unico amico fidato che aveva, il suo cane Lillo, era venuto a mancare qualche anno prima a causa di un tragico incidente. A scuola Marco brillava in tutte le materie, tranne in educazione fisica. La sua statura di certo non lo aiutava ad apprezzare questa disciplina.

Marco era alto appena un metro e sessantacinque e il suo corpo minuto dava ad impatto, a chiunque lo incrociasse, la sensazione di non essere propriamente un atleta. Marco non amava il senso della competizione. Lo faceva sentire a disagio. L’unica attività che apprezzava era la corsa. Correre lo faceva sentire libero. Luca era invece l’esatto opposto. Raggiungeva appena la sufficienza in tutte le materie, meno che in educazione fisica, dove ovviamente vantava i massimi voti. Questa materia permetteva a Luca di mettere in risalto le proprie potenzialità fisiche. Era alto un metro e ottantaquattro e il suo corpo atletico e vigoroso incuteva timore a chiunque avesse avuto l’intenzione di sfidarlo in qualsiasi disciplina. Come Marco anche Luca aveva la passione per la corsa.

Si diceva di lui che una volta riuscì a percorrere i cento metri in ben 12 secondi. Niente male per un ragazzo di soli 15 anni e con ampi margini di miglioramento davanti a sé.

La gara di velocità

Marco e Luca avevano la stessa età ma frequentavano classi diverse. Non si conoscevano o meglio Marco conosceva Luca, ma solo per fama. Invece Luca non sapeva nemmeno dell’esistenza di Marco. Eppure le loro vite s’intrecciarono casualmente in occasione della quinta edizione della corsa campestre liceale, una competizione sportiva particolarmente sentita negli ambienti scolastici, anche perché metteva in palio, oltre alla classica coppa, una piccola somma di denaro. Contro ogni pronostico Marco riuscì ad agguantare la finale superando, non senza difficoltà, le tre sessioni precedenti.

Luca, com’era facilmente prevedibile, raggiunse agevolmente la finale in scioltezza. Marco e Luca, fino ad allora perfetti sconosciuti, si ritrovarono così a doversi fronteggiare in una gara di velocità a due. Il primo che avesse tagliato il traguardo al termine dei 5 km di gara previsti avrebbe vinto. Tutti i favori del pronostico erano ovviamente attribuiti a Luca, considerato addirittura dal professore di ginnastica una potenziale promessa dell’atletica leggera italiana. Il fisico imponente e il suo temperamento agonistico lasciavano ben poche speranze al povero Marco. Luca era nato per le competizioni perché gli davano l’occasione per imporre la propria superiorità sugli altri. Il pubblico, neanche a dirlo, sarebbe stato tutto dalla parte di Luca che a scuola era decisamente più popolare del suo avversario.

La vigilia

Alla vigilia Marco non dormì tutta la notte. Si girava e rigirava continuamente sul letto. Pensava che se avesse affrontato la gara solo sotto un piano fisico avrebbe perso inesorabilmente. Fisicamente Luca era molto più forte di lui e la sfida non avrebbe avuto storia. Marco allora pensò che avrebbe vinto solo se avesse messo in atto una strategia. Così elaborò un piano.

Il giorno della finale

Arrivò finalmente il giorno tanto atteso. Luca era tranquillo, sicuro di sé perché consapevole delle proprie potenzialità. Marco ultimava gli esercizi di riscaldamento pensando alla notte insonne trascorsa e a quel piano che, a questo punto, rappresentava per lui l’unica residua speranza per giungere al successo.

La partenza

La partenza confermò tutte le premesse della vigilia. Dopo appena 500 metri Luca aveva già un vantaggio considerevole sul suo avversario. Il suo avvio di gara folgorante gli aveva permesso di staccare di 10 secondi il suo inseguitore. Dopo un chilometro Luca incrementava il vantaggio su Marco. Trascorso il primo chilometro la competizione sembrava già avere un vincitore.

L’impresa di Marco

A metà gara però accadde qualcosa di straordinario. Luca accusò i primi segnali di stanchezza, mentre Marco aumentò il ritmo della sua corsa. A metà tragitto Marco ridusse notevolmente le distanze dal suo avversario. Ad un chilometro dal traguardo Marco raggiunse Luca e i due sfidanti correvano praticamente a pari passo ma con una sostanziale differenza. Luca aveva esaurito le proprie risorse nella prima parte della gara, mentre Marco era riuscito a realizzare il suo piano: distribuire le proprie energie su tutta la durata della competizione. Sul finale Marco superò Luca e vinse clamorosamente la gara tra lo stupore generale del pubblico che riconobbe la sua grande impresa.

La strategia vincente di Marco

Quando Marco alzò la coppa al cielo pensò che una buona parte del suo successo fosse dovuto alla strategia progettata la notte prima. La pazienza e la determinazione hanno fatto tutto il resto. Marco tornò a casa trionfante con la sua coppa e la piccola somma di denaro messa in palio.

Morale della favola

Il tempo è il miglior alleato di chi investe le proprie risorse. Questa è la lezione appresa da Marco. A differenza del suo avversario, il vincitore è riuscito innanzitutto ad identificare il suo obiettivo: percorrere 5 km e tagliare il traguardo. Marco è riuscito a gestire le proprie energie distribuendole su tutta la durata della gara così da non arrivare stremato a metà percorso. Il lavoro di Marco presuppone la conoscenza delle risorse personali e dei propri limiti. Marco ha fatto del tempo un fattore decisivo! Nei momenti di difficoltà del suo avversario, non solo ha mantenuto i nervi saldi, ma ha deciso di aumentare il ritmo della sua corsa.

Lo stesso comportamento deve essere mantenuto nel mondo degli investimenti. Un buon investitore, supportato magari da un bravo consulente finanziario, deve:

Saper identificare uno o più obiettivi di vita

Essere consapevole delle proprie risorse e dei propri limiti Stabilire un orizzonte temporale entro cui raggiungere uno o più obiettivi

Mantenere i nervi saldi nei momenti d’incertezza

Caratteristiche del buon investitore