Ci sono storie che vale la pena di leggere, ascoltare e raccontare. Esse ci insegnano come l’ingegno umano possa superare, a volte, dei limiti inimmaginabili. Una di queste è la storia della cupola costruita da Filippo Brunelleschi per la Basilica di Santa Maria del Fiore, a Firenze.
La realizzazione di quest’opera è straordinaria e non solo perché si tratta della più grande cupola in muratura del mondo.
La sua edificazione è la dimostrazione che l’uomo può raggiungere, attraverso la strategia, la perseveranza e il tempo, risultati impensabili.
Ho fatto mia questa storia e ho deciso di trasferirla in tutt’altro ambito, cioè quello della finanza comportamentale.
Un’impresa quasi impossibile
Firenze, anno 1418.
Le autorità cittadine pubblicano un bando di concorso per la realizzazione di una cupola. La meravigliosa Basilica di Santa Maria del Fiore, costruita circa 100 anni prima, non ne ha ancora una. A dire il vero, qualcuno in passato ci ha provato, ma i tentativi non sono andati mai a buon fine.
La struttura della chiesa è molto complessa. Il progetto prevede la costruzione di un’opera capace di poggiare su una base ottagonale imperfetta, senza un centro vero e proprio. La selezione pubblica è finalizzata ad individuare soluzioni ingegnose ad un grosso problema architettonico che affligge la Basilica da oltre un secolo.
Filippo Brunelleschi ha 41 anni. E’ un orafo e uno scultore abbastanza affermato a Firenze. Ha già fatto parlare di sé per la realizzazione di opere di notevole fattura. Ma adesso per lui si presenta l’occasione di una vita.
Decide di partecipare al concorso e due anni dopo ottiene l’incarico definitivo.
La strategia vincente di Brunelleschi

Firenze, anno 1420.
Cominciano finalmente i lavori alla basilica fiorentina. Filippo ha 43 anni e ha un grosso grattacapo da risolvere. Insieme alla sua squadra deve realizzare una costruzione imponente ma allo stesso tempo sicura, che non rischi di crollare durante o dopo la sua edificazione.
Prima di allora, le cupole erano quasi tutte emisferiche e venivano costruite con le cosiddette centine, cioè con delle impalcature di supporto usate provvisoriamente per sostenere il peso dei mattoni durante i lavori.
Questo sistema, però, si sarebbe rivelato inadatto per la forma particolare e le grandi dimensioni dell’opera. Le impalcature infatti non avrebbero mai potuto reggere l’enorme peso dell’opera.
Filippo così pensa ad una soluzione e, dopo diverse notti passate insonni, ha una brillante illuminazione. L’idea di Brunelleschi è quella di costruire una struttura autoportante. Erigere non una ma due cupole: una interna che funge da supporto e una esterna per la copertura.
Ma come avrebbe fatto la struttura a non crollare?
Ed è qui che entrano in gioco il talento e la creatività di Filippo Brunelleschi. Usando un metodo innovativo, chiamato a “spina di pesce”, l’architetto realizza una struttura autoportante. Ogni 90 cm di mattoni collocati orizzontalmente, ne alterna uno in verticale fino a raggiungere l’apice della cupola, creando così una spirale compatta e affidabile.
Grazie alla sua strategia Filippo Brunelleschi riesce a costruire quella che per lunghi secoli sarà considerata la più grande cupola in muratura del mondo. Essa vanta 55 metri d’altezza e 54 di diametro per un peso di ben 29 mila tonnellate.
Firenze, anno 1436.
Sono passati 16 anni e i lavori sono finalmente terminati. Filippo ha 59 anni. Guarda con orgoglio la sua creatura. L’impresa che tanti anni prima sembrava utopia adesso è realtà.
Lui non lo sa, ma la storia lo ricorderà per sempre come il padre dell’architettura moderna.
La perseveranza e il tempo
La strategia di Brunelleschi ha avuto sicuramente successo, ma a nulla sarebbe servita se non fosse stata affiancata da due fattori fondamentali: la perseveranza e il tempo.
Il tempo è stato il miglior alleato di Filippo Brunelleschi. La sua perseveranza ha fatto tutto il resto.
Secondo le fonti più accreditate, gli operai stendevano in media una fila di mattoni a settimana per permettere l’asciugatura della malta. Un lavoro scrupoloso ma molto lento. Si calcola infatti che, seguendo questo andamento, la cupola cresceva di soli 13 centimetri a settimana. L’opera viene completata definitivamente nel 1436, 16 anni dopo l’inizio dei lavori.
Morale della favola
I grandi risultati richiedono strategia, perseveranza e tempo. Ciò avviene anche nel mondo della finanza, dove spesso si è abbagliati da guadagni facili e repentini. Solo l’identificazione di un obiettivo a lungo termine può permetterti di ottenere risultati solidi e duraturi, come la cupola del Brunelleschi. Per la realizzazione di una strategia hai bisogno di un consulente finanziario. La perseveranza e il tempo dipendono, invece, unicamente da te. Rifletti e prova a rispondere a queste domande.
- Cosa sarebbe successo se Brunelleschi avesse preso solo decisioni dettate dall’istinto?
- Cosa sarebbe successo se si fosse arreso al primo ostacolo?
- Quanto sarebbe durata la sua opera se avesse impiegato pochi mesi per realizzarla?
Il tempo è il miglior alleato di chi investe le proprie risorse per qualcosa di straordinario, per un futuro migliore per sé e per i propri cari.
La pianificazione delle proprie risorse su un orizzonte temporale medio-lungo è la base di una strategia di successo proprio come quella operata da Filippo Brunelleschi.


