È un gelido inverno del 1969. La Philip Drilling continua a perforare imperterrita ma senza successo. La speranza di trovare anche una sola goccia di Petrolio sembra affievolirsi giorno dopo giorno, ora dopo ora. L’entusiasmo inziale sembra aver lasciato il posto all’incredulità. Tutto il gruppo, dagli operai ai tecnici, dai dirigenti agli ingegneri, inizia a sentire l’amarezza della sconfitta, mentre il freddo attanaglia i loro corpi e le loro anime.
Resta l’ultima possibilità: se anche quest’ultimo tentativo fallisce si fanno le valigie e si torna a casa.
È l’accordo unanime di un gruppo che non ha smesso di credere fortemente in questa campagna.
La scoperta
Sono le 2 del mattino quando accade qualcosa di incredibile. Un tecnico di nome Salvon, si reca di corsa a svegliare il capo della piattaforma per una ragione più che valida: “È stato trovato!” si sente urlare. “Il petrolio è stato trovato!”. Quando sembrava tutto finito arriva infatti l’incredibile notizia: viene rinvenuto uno dei più grandi giacimenti di “Oro Nero” del mondo.
Uno sguardo al futuro
Siamo alla fine degli anni Sessanta. La Norvegia è un paese tranquillo che inaspettatamente si trova in possesso di un tesoro inestimabile che cambierà per sempre il destino di una nazione intera. La prima domanda che ci si pone in questi casi è ovvia, oltre che legittima: cosa si fa quando si è in possesso di una fortuna di tali dimensioni?
La risposta più istintiva sarebbe: “Utilizziamola subito per realizzare tutto ciò che desideriamo”.
Sarebbe stato facile cedere a questa tentazione. Ma i politici norvegesi hanno avuto la prontezza di guardare oltre, scegliendo con saggezza e lungimiranza un’altra strada con uno sguardo rivolto al futuro. Così si decide di riservare una parte dei ricavi del petrolio alla realizzazione di un fondo sovrano, destinato a garantire prosperità anche alle generazioni future.
All’inizio, il Fondo Sovrano Norvegese sembra davvero poca cosa: il primo deposito è di soli 2 miliardi di corone norvegesi. Nessuno, in questa fase, può immaginare che questo fondo diventerà particolarmente grande.
L’idea è semplicemente quella di diversificare, quindi prendere la ricchezza e metterla in attività finanziarie.
Ma come un albero che cresce con pazienza, estendendosi nel terreno e innalzandosi verso l’alto, quel fondo inizierà via via a fiorire, nutrendosi dei rendimenti dei mercati finanziari.
Un secondo petrolio
È incredibile pensare come da quel primo deposito, apparentemente modesto, sia nato uno dei fondi sovrani più importanti del mondo, con un valore che oscilla tra i 18.000 e i 20.000 miliardi di corone norvegesi, l’equivalente di circa 1.700 miliardi di euro.
In un certo senso si potrebbe dire che i norvegesi hanno trovato il petrolio 2 volte: uno sulla piattaforma e poi di nuovo sui mercati finanziari.

In blu scuro il denaro che i norvegesi hanno investito nel fondo; in blu chiaro i rendimenti ottenuti dal fondo sui mercati finanziari; in grigio alcuni effetti valutari.
La storia del Fondo Norvegese ci insegna a non cedere alla tentazione di consumare tutto e subito, ma di guardare oltre, progettando qualcosa che duri nel tempo.
I norvegesi hanno avuto infatti l’abilità di “Trovare nuovamente il petrolio” dopo quello rinvenuto, in quella gelida notte del 1969, nelle viscere della terra e del mare.
Il secondo petrolio l’hanno trovato mettendo il denaro nelle condizioni di lavorare per loro. E la fortuna questa volta non c’entra. C’entrano, invece, la saggezza e la perseveranza di un piano con una visione lungimirante che guarda al futuro di una nazione intera.
Che tu stia pianificando il tuo futuro finanziario, risparmiando per un obiettivo o investendo per i tuoi sogni, ricorda che i grandi risultati non arrivano per caso. Sono il frutto di scelte sagge e della pazienza di chi sa aspettare.


